La storia umana è costellata di eventi significativi che ne hanno inevitabilmente segnato il cammino, tra trionfi da celebrare e tragedie che vorremmo poter cancellare.
Ma la verità è che, per quanto dolorose, dimenticare non è un opzione. Non lo è per le vittime, non per chi è sopravvissuto, e per tutti coloro che hanno lottato contro le ingiustizie.
The Darkest Files ci ricorda cosa significa davvero vivere in un’epoca in cui l’ideologia nazista era ancora predominante, trascinandoci in un’avventura narrativa cupa e toccante che attinge a storie vere per riportare alla luce alcuni degli orrori più disumani della Seconda Guerra Mondiale
Abbiamo avuto l’immenso piacere di provare in anteprima questo intenso titolo, e siamo pronti a raccontarvi della nostra esperienza e di come i ragazzi di Paintbucket Games, già noti per la loro incisiva serie “Beholder”, hanno dato vita a una storia potente e profondamente significativa.
Senza ulteriori indugi, scopriamo insieme The Darkest Files.
The courtroom may change, the faces, the clothes, the crimes.
But the words, the words stay the same.
“I just followed orders.”
LA STORIA DI ESTHER KATZ
Chi conosce la storia del dopoguerra forse avrà già sentito il nome di Fritz Bauer, il giurista tedesco che si è battuto con coraggio per portare il regime nazista di fronte alla giustizia. Le sue azioni legali sono presto diventate simbolo di una lotta instancabile contro l’impunità, e The Darkest Files ci racconta proprio questa battaglia attraverso gli occhi di Esther Katz, l’ultima aggiunta al suo team di procuratori, pronta ad affrontare casi che nessun altro oserebbe prendersi carico.
Questa storia si svolge ovviamente in una Germania del 1956 segnata dalle ferite della guerra, dove molti individui ancora rifiutano di accettare le conseguenze dei propri crimini.
Il team di sviluppo è riuscito a ricreare perfettamente quella forte angoscia che ci immerge in un clima di paura e ostilità: i protagonisti affrontano insulti, minacce e persino la disapprovazione dei propri cari, disposti a tutto pur di farli desistere nonostante il loro intento rimanga solo quello di fare la cosa giusta.

Abbiamo davvero apprezzato quei piccoli frammenti di vita che derivano dalle interazioni tra i vari componenti del team di Bauer. Nonostante il tempo limitato che passeremo con ciascun personaggio, dobbiamo ammettere che è davvero facile affezionarsi a loro, anche se è assente una vera e propria evoluzione nel corso della storia (ad eccezione, forse, di un singolo personaggio).
The Darkest Files lancia un messaggio potente, e la storia di Esther Katz, che si svela gradualmente nel corso dell’avventura, incarna alla perfezione il clima di terrore di quell’epoca, restituendolo magistralmente sui nostri schermi.
Peccato solo per un epilogo che lascia aperti troppi fili narrativi e tenta, a nostro parere, di fare il passo più lungo della gamba con un colpo di scena finale che tuttavia non riesce ad ottenere l’impatto previsto, anche a causa di una costruzione narrativa non abbastanza approfondita. Non si tratta di certo di un brutto finale, quanto più di un’occasione mancata per dare maggiore peso a tutti quei piccoli spunti narrativi che, alla fine, restano poco più che brevi scene senza un vero seguito.
Due verità sepolte
Lo spazio dedicato ai personaggi principali, compresa la protagonista o lo stesso Bauer, è però in realtà piuttosto limitato. La maggior parte della narrazione, infatti, ruota invece attorno a due casi distinti, ma uniti dalla stessa disumanità e brutalità che li ha segnati.
Il nostro compito in questo contesto sarà appunto quello di scavare affondo negli eventi del passato per portare alla luce verità sepolte, e offrire finalmente giustizia ai familiari delle vittime.
Ovviamente non entreremo nei dettagli delle storie, ispirate a eventi realmente accaduti (seppur con qualche modifica per adattarsi meglio alla narrazione videoludica), dato che il fulcro centrale dell’esperienza sarà proprio nel scoprire da soli cosa si nasconde dietro ai casi.
Ciò che però possiamo dirvi è che le narrative proposte riescono a colpire nel segno.
Non solo risultano coinvolgenti e avvincenti, ma ancora una volta gli sviluppatori sono riusciti a trasmettere, con straordinaria efficacia, le tragedie che intendono raccontare.

La caratterizzazione dei personaggi, la scrittura dei dialoghi, la suspense e il mistero, uniti alle immagini che scorrono sullo schermo: tutto è studiato nei minimi dettagli per offrire un’esperienza immersiva interamente da esplorare, per capire di chi potersi realmente fidare in due storie intense, tragiche, emotive e mai banali, che non ci hanno affatto delusi.
Jealousy, Insecurity, Naivety…
In a system that so desperately needed to show strength…
No matter the facts.
GAMEPLAY
The Darkest Files si presenta principalmente come un’avventura testuale con una forte impronta narrativa, integrando molte delle meccaniche di gameplay tipiche delle visual novel. Tuttavia, contrariamente ai classici esponenti del genere, sarà possibile muoversi liberamente in un ambiente 3D completamente esplorabile, permettendoci così di raggiungere a piedi le diverse ubicazioni chiave.

Da qui, il gioco si divide in quattro fasi principali che potremmo così definire: ricerca e analisi di documenti, interrogazione dei testimoni, elaborazione della propria teoria e, infine, il processo.
Ricerca e analisi
Durante il primo di questi stadi, dovremo per l’appunto raccogliere e analizzare una grande quantità di documenti legati al caso che stiamo trattando, dovendo leggere con attenzione lettere, comunicati ufficiali, descrizioni di eventi, testimonianze passate o anche solo istruzioni sui gradi di autorità.
Ciò che è rilevante e ciò che non lo è non verrà mai esplicitato, lasciando piuttosto a noi il compito di interpretare ogni informazione e collegare i punti, anche grazie all’ausilio di alcuni strumenti che ci aiuteranno nell’indagine. Potremo segnare i documenti con segnalibri per ritrovarli facilmente in seguito, o evidenziare frasi cruciali (con un punto esclamativo o interrogativo) in modo da richiamarle rapidamente quando necessario.

Ed è proprio in questa fase, più che nelle altre, che il gioco mette alla prova le nostre abilità da detective. Nessun aiuto, nessuna indicazione su cosa sia fondamentale, ma sarà solo il nostro occhio critico a fare la differenza, specie considerando quanto un piccolo fattore dimenticato o mal interpretato potrebbe avere un peso enorme in tribunale.
Ogni dettaglio potrebbe rivelarsi cruciale, quindi preparatevi: ci sarà davvero tanto da leggere.
Interrogare i testimoni
Successivamente, potremo convocare dei possibili testimoni o sospetti nel nostro studio con l’intento di interrogarli, dando il via a uno dei segmenti più interattivi del gioco, in netto contrasto con l’analisi documentale vista prima.
Ogni qualvolta un personaggio inizierà a raccontare la sua storia, infatti, il gioco ricreerà uno spazio 3D che rappresenta il suo ricordo, dove potremo muoverci liberamente e interagire con diversi oggetti presenti nell’area per porre domande mirate, così da ottenere nuove informazioni. Questo non solo aumenterà il nostro punteggio investigativo, ma potrebbe anche sbloccare ulteriori ricerche di documenti da analizzare, espandendo così il quadro del caso.

Questa fase rappresenta sicuramente l’aspetto centrale della nostra investigazione, in quanto ci permette di confrontarci direttamente con le persone coinvolte al fine di far emergere dettagli cruciali, anche al costo di dover smascherare tutte le loro bugie.
Ricordate, però, che i ricordi non sono infallibili. Alcuni testimoni potrebbero dimenticare o confondere dettagli fondamentali, o persino nascondere la verità deliberatamente, creando un costante senso di sfiducia che rende ogni interrogatorio un avvincente puzzle psicologico dove nulla può essere dato per scontato.
Elaborare la teoria
Difficilmente potremmo definire questa parte del gioco una fase isolata, dato che può svolgersi sia durante l’investigazione che nel corso del processo durante la difesa della propria tesi. Tuttavia, abbiamo comunque scelto di inserirla in questo punto, dato che solo in seguito all’aver raccolto ogni dettaglio potremo arrivare a una vera conclusione, ed è meglio prepararla sempre prima di trovarsi davanti al giudice.
Si tratta senza dubbio della fase che più dipende dal giocatore, in quanto saremo noi a essere chiamati a elaborare la nostra versione degli eventi, potendo allinearci alle testimonianze raccolte, metterle in dubbio, o addirittura discostarsene completamente.
Starà infatti a noi analizzare tutte le prove, valutare le deposizioni e decidere di chi fidarci, fino a distinguere con certezza chi mente e chi dice la verità.

Una volta ricostruiti la sequenza di eventi attraverso una piantina interattiva della scena del crimine, dovremo poi formulare un discorso conclusivo attraverso la combinazione di tre prove chiave per rispondere a cinque domande specifiche, culminando infine in un’accusa finale.
The Darkest Files riesce così nel difficile compito di creare un gameplay che lascia una massima libertà investigativa al giocatore, non tenendolo per mano ma nemmeno lasciandolo completamente spaesato, offrendo invece la sensazione di essere davvero in aula a presentare la propria ipotesi.
Il processo
Tutta l’indagine culminerà infine in un processo giudiziario in pieno stile legal drama, dove dovremo farci strada tra le obiezioni degli avvocati difensori per sostenere le accuse contro i testimoni interrogati in precedenza.
Tali sequenze si adatteranno in base alla tesi presentata, ma ricordatevi che la verità resta solo una e al termine del processo verremo quindi valutati in base a quanto ci siamo avvicinati effettivamente alla soluzione reale del caso. Da qui, avremo anche la possibilità di scoprire gli errori commessi o di riprovare finché non troviamo la strada giusta.
Questa sezione, oltre ad essere la più breve, è stata tuttavia per noi anche la più deludente. Probabilmente il problema risiede nel fatto che, come detto anche prima, arrivavamo in aula già con tutto pronto, rendendo questa parte di gameplay un semplice e continuo premere il tasto di conferma senza alcuna reale interazione.
Se invece sbagliavamo qualcosa, la situazione si trasformava in una caccia spesso frustrante alla prova corretta da presentare, che abbiamo trovato davvero troppo rigida. In alcune occasioni, la differenza tra il file richiesto e quello da noi presentato era davvero minima, come due foto diverse che però raffiguravano gli stessi soggetti, ma il gioco lo considerava comunque errato.

Abbiamo così trovato una linearità eccessivamente forzata che entra in netto contrasto con l’enorme autonomia investigativa concessa nelle fasi precedenti e che tanto abbiamo elogiato, imponendo piuttosto di dimostrare la nostra teoria solo con le prove che il gioco ritiene valide, anche quando esistevano altre soluzioni ugualmente convincenti.
Ovviamente non è inusuale trovare una situazione simile in un gioco del genere, ma in questo caso ha infranto in noi l’illusione di libertà costruita nel resto dell’esperienza, nonostante capiamo quanto, entro certi limiti, sia necessario avere una certa struttura guidata.
Indagine su misura
Chi è avvezzo di avventure testuali simili lo sa bene: esistono dei problemi che spesso tendono ad emergere quasi inevitabilmente e che difficilmente gli sviluppatori riescono a risolvere, come per esempio la stessa eccessiva rigidità poco sopra esposta o la difficoltà nel collegare certi indizi al quadro generale del caso.
Eppure, The Darkest Files ha trovato una soluzione tanto semplice quanto efficace, rappresentata da un sistema di difficoltà completamente regolabile.
Possiamo infatti scegliere tra due preset, uno molto semplificato pensato per chi vuole semplicemente godersi la storia senza troppe complicazioni, e uno normale che mantiene intatte tutte le sfide proposte. Ma il vero fiore all’occhiello rimane sicuramente la possibilità di personalizzare da sé ogni singolo parametro, trovando così l’esperienza che più si adatta al nostro stile di gioco.
Le opzioni disponibili sono davvero numerose e, nella maggior parte dei casi, ben pensate, come la possibilità di scegliere se usare intere pagine di documenti o solo frasi specifiche, oppure se presentare una sola prova invece di tre (nelle sequenze del processo).

Purtroppo, però, non tutte sono altrettanto bilanciate. Durante gli interrogatori, in alcuni casi, ci verrà chiesto di presentare delle prove per smascherare bugie o aiutare i testimoni a ricordare e, normalmente, la selezione avviene scegliendo tra tutti i documenti a disposizione, rendendo la scelta piuttosto ardua.
Fortunatamente, esiste un’opzione che restringe il ventaglio di possibilità a sole tre scelte, ma in questo caso la semplificazione risulta eccessiva, dato che spesso una delle tre opzioni è l’unica palesemente corretta, azzerando così ogni senso di sfida.
Un viaggio che finisce troppo presto
Possiamo continuare ad analizzare ogni tipo di difetto e trovare aspetti da migliorare, ma l’unica verità che si nasconde dietro questa analisi approfondita è semplicemente che ci siamo divertiti come raramente ci era successo con altri titoli simili.
Il perfetto equilibrio della lettura dei documenti o dei dialoghi con i diversi elementi interattivi ha dato vita a un’esperienza in cui trama e gameplay si fondono armoniosamente, lasciando poi al giocatore il compito finale di ricomporre ogni pezzo del puzzle.
The Darkest Files ha costruito due casi avvincenti che spingono a ragionare fuori dagli schemi, senza però mai risultare inutilmente complessi ma, anzi, offrendo una sfida bilanciata e accessibile a tutti.
Ma a questo punto, viene spontaneo chiedersi: perché fermarsi qua? Il gioco offre infatti solo due investigazioni che risultano anche piuttosto brevi, circa poco meno di tre ore ciascuna, lasciandoci con la sensazione che le sue interessanti meccaniche di gioco siano state sostanzialmente sfruttate fin troppo poco.

Non vogliamo certo giudicare un titolo solo in base alla durata, ma dopo aver sperimentato un gameplay così ben costruito e una scrittura di altissimo livello, è difficile non desiderare più casi da risolvere.
Forse sarà un nostro parere soggettivo, ma avremmo giocato volentieri molte più indagini se solo ci fosse stata l’occasione, e speriamo davvero che questa non sia l’ultima volta che vediamo un’esperienza simile.
UN CASO PIENO DI INTOPPI
Se tutti i difetti che abbiamo finora elencato sono solo piccole sbavature che non intaccano davvero l’esperienza complessiva, purtroppo dobbiamo segnalare che The Darkest Files soffre di un problema ben più rilevante: un’eccessiva presenza di bug.
Tenete comunque in mente che abbiamo giocato una versione in anteprima e che quindi potrebbe non rappresentare il prodotto finale, probabilmente più rifinito, ma purtroppo dobbiamo valutare ciò che ci è stato fornito, ovvero un gioco con diverse imperfezioni tecniche che necessitano decisamente di attenzione.
Parliamo di bug di poco conto, come fumetti di dialogo sospesi a mezz’aria o indicatori visivi (presenti nelle aree d’interesse non ancora investigate) che non scompaiono neanche dopo l’interazione, ma anche di problemi decisamente più gravi che rischiano di compromettere seriamente l’esperienza. Ci siamo ritrovati bloccati su schermate senza possibilità di uscirne, impossibilitati a selezionare prove in momenti cruciali e, in alcune situazioni, le linee di dialogo venivano visualizzate in anticipo, disabilitando successivamente alcune scelte possibili.

La ciliegina sulla torta è però arrivata proprio alla fine di questo viaggio (su cui, ovviamente, non faremo spoiler): dopo aver concluso il gioco, tutti i salvataggi delle sequenze finali si sono corrotti, impedendoci di tornare a giocare se non caricando un file del caso precedente.
Vogliamo sottolineare ancora una volta che tutti questi problemi potrebbero essere già risolti al lancio. Tuttavia, non possiamo fare a meno di nutrire qualche dubbio sulla stabilità della versione definitiva.
COMPARTO ARTISTICO
Vogliamo quindi concludere questa lunga recensione con un’ultima piccola nota al comparto artistico del titolo, che abbiamo nel suo complesso ampiamente apprezzato.
Partendo da un punto di vista visivo, The Darkes Files fonde disegni 2D con ambienti 3D, creando un effetto sorprendente che dona vita a uno stile unico, unito a un costante filtro blu che contribuisce a mantenere quell’atmosfera cupa e angosciante perfettamente in linea con le tematiche trattate.

Il lato sonoro è invece di certo essenziale, ma non per questo meno efficace. Le OST sono tutte piacevoli da ascoltare, ma a conquistarci è stata soprattutto quella del tribunale, il cui ritmo incalzante accompagna perfettamente la tensione del processo.
Attenti però, perché nel caso doveste leggere troppo velocemente o saltare direttamente il testo, potreste far sovrapporre più tracce audio creando un vero e proprio caos sonoro.
Peccato invece per l’assenza della lingua italiana, di certo un ostacolo non da poco in un titolo con così tanto testo da leggere, che speriamo possa aggiungersi in futuro a quelle poche già disponibili.
Why are we here? Why do we pick at these old wounds?
Why don’t we let the past be?
It is because it would be too easy to choose to forget.
To ignore. To stay silent.
Yes, we cannot undo what has already happened.
But we must learn from it.
Ringraziamo Rocky Oceans per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
Seguiteci sul nostro sito per altre recensioni e articoli in arrivo nei prossimi giorni.