Recensione A Thousand Blows – Peaky Punchers



Steven Knight ci ha già trascinati nelle ombre di un’Inghilterra brutale e spietata con una delle serie made in UK più celebrate di sempre: Peaky Blinders, che dipingeva il mondo del crimine organizzato tra il primo dopoguerra e l’inizio della WWII e le sue connessioni con potere e politica.
Impossibile non menzionare anche Taboo, un viaggio oscuro tra intrighi, schiavismo e guerre coloniali della Londra nei primi dell’Ottocento.
Con A Thousand Blows, il creatore britannico torna come creatore, sceneggiatore e scrittore, portandoci ancora una volta a esplorare gli angoli più duri e violenti della capitale inglese, ma questa volta spostando il focus sul mondo delle lotte clandestine di fine Ottocento.

Tra vicoli sudici, palestre improvvisate e incontri brutali, la serie segue principalmente le vicende di combattenti senza regole, costretti a sfidarsi in un’arena dove non conta solo la forza, ma anche l’astuzia e la ferocia, e segue anche il tramonto della Bare Knuckle Boxing, pronta a essere sostituita dal pugilato sportivo che ancora oggi conosciamo e apprezziamo. In questo scenario dominato dalla violenza e dalla legge del più forte, emergono anche altri personaggi, insieme alle loro storie di vendetta, sopravvivenza e riscatto, che si muovono sul confine tra disperazione e gloria.

Ciminiere, lotta di classe, violenza e fango: benvenuti nella Londra di A Thousand Blows.

Riuscirà la serie, disponibile dal 21 Febbraio su Disney+, a riproporre in maniera ancora una volta efficace l’immaginario del prolifico scrittore?

TRAMA

A Thousand Blows si apre sulle viuzze pericolose e maleodoranti del porto di Londra del 1880, dove il crimine e la lotta per la sopravvivenza sono all’ordine del giorno. Qui due immigrati di colore giamaicani, Hezekiah ( Malachi Kirby ) ed Alec ( Francis Lovehall ), sbarcano in cerca di fortuna con la speranza nel cuore, solo per ritrovarsi privati dei pochi spiccioli in loro possesso dai Quaranta Elefanti, una banda di taccheggiatrici tutta al femminile.

Leader della gang è Mary Carr (Erin Doherty), un personaggio sfaccettato, a prima vista senza scrupoli, che si muove con destrezza tra molteplici identità per orchestrare i suoi piani. La Regina degli Elefanti (questo il suo titolo onorifico all’interno della banda) sta preparando un colpo che finalmente le permetterà di ritirarsi dalla vita criminale. L’idea é quella di derubare nientemeno che una delegazione diplomatica proveniente dal Celeste Impero, e cerca di convincere Lao ( Jason Tobin), gestore di un’ostello di origine anch’essa cinese, a farne parte.

Stephen Graham, che abbiamo amato in pellicole come This Is England e The Snatch, ritorna in una straordinaria forma fisica e attoriale nei panni di un pugile che taglieggia l’intera comunità dell’East End.

A metà circa del primo episodio arriviamo poi a conoscere gli antagonisti principali di questa stagione, Henry ”Sugar” Goodson e suo fratello Tom ”Treacle” Goodson, pugili nonché signori del crimine e proprietari di un pub nella zona più malfamata dell’East End londinese, dove organizzano anche dei tornei clandestini di bare knuckle boxe. Brutali, scorretti e senza regole chiare sui colpi proibiti, i combattimenti organizzati nel pub dei Goodson attirano qualunque tipo di personaggio che gravita intorno al quartiere, ed è così che prende veramente il via A Thousand Blows.

Alec sfida Treacle per guadagnare qualche soldo da spendere in una stanza in cui passare la notte, e a brevissima distanza temporale Hezekiah, che ha visto sfumare i suoi sogni di gloria come domatore di leoni, sfida Sugar. I due ottengono (a causa del comportamento non proprio sportivo di Treacle e associati) scarso successo, ma vengono notati in senso positivo da Mary, che decide di coinvolgerli nel colpo, e in quello negativo da Sugar, che vede proprio in Hezekiah un potenziale astro nascente, pronto a rubargli tutto quello che ha faticosamente costruito, pugno dopo pugno.

TRA FICTION, REALTÀ, E I TOPOI DELLA SCRITTURA DI STEVEN KNIGHT

I fan della saga di Peaky Blinders e Taboo non saranno stupiti del fatto che Knight, ancora una volta, scelga di romanzare veri fatti storici per affrontare tematiche scottanti e assolutamente moderne.
Nella prima stagione di A Thousand Blows non sono presenti riferimenti a personaggi importanti come Winston Churchill o Sir Oswald Mosley , ma vengono tirati in causa (tra gli altri) ben quattro sportivi realmente esistiti.

Dalla famiglia Goodson ad esempio sono davvero venuti fuori grandi campioni di boxe, e i due fratelli sono esistiti davvero e ricordati dalle cronache dell’epoca per dei veri tornei clandestini. Anche Alec Monroe ed Hezekiah Moskow erano dei veri pugili di origine caraibica, e addirittura quest’ultimo ebbe un passato come domatore di leoni, mentre il Moskow della fiction vedrà questo sogno sfumare.

La scena in cui Hezekiah viene fotografato come il ”forte lottatore selvaggio” è stata scattata veramente, nella serie fa parte di una serie di riprese in cui il protagonista subisce psicologicamente stereotipi e discriminazioni vissuti dalle comunità emarginate dell’epoca.

Anche i Quaranta Elefanti, che hanno un ruolo importantissimo nella serie, sono stati una reale gang attiva a Londra tra il XIX e il XX secolo e la stessa Mary Carr assunse veramente il ruolo di leader di questa organizzazione. In questo caso la differenza tra realtà e fantasia sta nel fatto che la vera organizzazione era interamente femminile, mentre nella serie è presente (e dominante) una sezione maschile, che influenzerà violentemente l’operato delle ladre e tenterà di sottometterle con la forza.

Insomma, come già visto nei suoi precedenti lavori, Steven Knight è un maestro nel prendere fatti storici reali, personaggi esistiti e organizzazioni autentiche, per poi rielaborarli in chiave narrativa arrivando a mitizzarli, affrontando nel contempo tematiche moderne come il razzismo, la disuguaglianza sociale e di genere, la lotta di classe, la corruzione e il potere.
La grandezza di Knight sta nel fatto che egli non si limita a rievocare figure e fatti storici, ma le trasforma in metafore viventi di problematiche universali contemporanee.

Molto interessante anche che vengano mostrati i reali contrasti che avvennero fra la vecchia guarda del pugilato a mani nude, ormai finito e segregato all’intrattenimento clandestino della plebe, e quello sportivo (che viene chiamato scientifico nella serie), che conosciamo ancora oggi e ringraziamo per l’introduzione dei guantoni e di molte regole salvavita.

Il ritorno dei Peaky Blinders, e in un certo senso, sia di Tommy Shelby che della mai troppo compianta Zia Polly.

In A Thousand Blows questo approccio non raggiunge le vette qualitative (ma sono davvero raggiungibili? ) di Peaky Blinders. Nonostante questo, la serie si dimostra comunque solida e coinvolgente, e esattamente come quella ambientata a Birmingham, è capace di tenere lo spettatore incollato alla tv, rendendo attuale e appassionante la storia dei commoner inglesi, a differenza di tutte quelle telenovelas glorificate basate sulle ”avventure” noiose di boriosi nobili annoiati, come Downtown Abbey o The Crown.


I PERSONAGGI

Ma l’approccio storico alla fiction non è l’unico elemento che rimanda ai precedenti lavori del prolifico sceneggiatore, ed è chiaro come egli apprezzi determinati archetipi, come l’antieroe oscuro, la personalità autodistruttiva o la femme fatale furba e ambiziosa, che fanno nuovamente il loro ingresso anche in questo nuovo serial.
Fortunatamente Knight è molto bravo a rimescolare le sue carte, dunque guardando A Thousand Blows non avrete mai la sensazione di vedere uno squallido rip-off.

Sicuramente riconoscerete tante similitudini tra i Gipsy più influenti di Albione e gli abitanti dell’East End, ma nessuno dei vari personaggi è una copia di qualcun altro; più che altro possiamo notare come i vari comportamenti, motivazioni e aspetti caratteriali vengano mischiati e ridistribuiti. Per fare un esempio, c’è tanto di Thomas Shelby in tanti personaggi.
Possiamo vederne il lato ambizioso e imprenditoriale mai domo in Mary (che riprende anche il personaggio di Polly Gray, donna forte contro il sistema) , il passato traumatico e violento in Hezekiah, e il lato oscuro violento e self hatred in Henry Goodson.

In fin dei conti Sugar Goodson non è un incrocio tra i problemi di rabbia di Arthur Shelby e le tendenze alla malinconia autodistruttiva di Thomas?

Gli Elefanti poi potrebbero essere presi benissimo come esempio, visto il parallelo che nasce spontaneo con i Blinders. Entrambe le bande infatti sono delle entità che incarnano quasi il ruolo di veri e propri figuranti, all’interno delle rispettive serie, ed entrambe incarnano il topos del Clan. L’individuo non può esistere senza l’appoggio del gruppo, ma spesso il gruppo finisce per limitare o tradire l’individuo stesso, ed esso tenta di separarsene, anche se a questo giro parliamo di una ”famiglia” divisa sin dall’inizio in due rami totalmente incompatibili, per motivazioni e metodi.

Anche Londra, esattamente come quella di Taboo o la Birmingham del serial che già tante volte abbiamo nominato in questa recensione, sembra talmente viva e centrale nella narrazione da potersi configurare come un personaggio in carne e ossa, e anche qua vengono operati degli importanti cambiamenti.

Da un lato notiamo come il razzismo sia talmente sistematico da trovare ampio respiro anche tra gli ultimi della società, nonostante venga trattato in maniera decisamente più light che in Taboo. Dall’altro possiamo vedere come anche le atmosfere siano meno opprimenti rispetto ad altri prodotti scritti da Steven Knight. Certo, anche a questo giro le strade sono invase da fango, sangue e lordura e costellate da tetri edifici, ma la fotografia meno grigia e il modo in cui sono costruite le scenografie rendono l’ambientazione più simile a quello di uno spaghetti western.

RECITAZIONE E REGIA

Il casting di A Thousand Blows è stato fatto in maniera eccellente, tutti i vari attori (non solo i protagonisti) offrono delle performance veramente intense e veraci, e contribuiscono a rendere la trama avvincente e realisticamente attuale.

Impossibile non empatizzare con un Hezekiah che ci fa sperimentare in prima persona la lotta di un individuo di colore nel mantenere la propria umanità e speranza in un contesto che tende a ridurlo a un oggetto. O con la forza fisica, ma anche psicologica, che Erin Doherty riesce a mostrare con la sua Mary Carr, facendoci vivere il passaggio da una freddezza e un distacco emotivo nei confronti del mondo intero, autoimposto come difesa inconscia (e di nuovo torna il paragone con Tommy Shelby ), al momento in cui finalmente ella arriva a fidarsi davvero di qualcuno.
Non possiamo non accennare poi alla performance di Graham, che ritorna all’intensità del suo Combo di This Is England, capace di intimidire lo spettatore ma allo stesso tempo di far provare pena per lui e chiederci quali vicissitudini l’abbiano ridotto a un guscio ripieno d’odio.

Da sottolineare anche gli splendidi accenti e termini provenienti da tutto l’impero britannico e anche oltre, che rendono assolutamente obbligatorio ascoltare in lingua originale questa serie.

Ottima anche la regia di A Thousand Blows, che si distacca parzialmente dalla tecnica ed estetica delle già citate serie scritte da Knight, offrendo un’azione più dinamica e fluida e dando meno spazio alla drammaticità esasperata (seppur senza rinunciare alla carica emotiva) e ai rallenty, nei combattimenti, sportivi e non, e nelle varie scorribande criminali. Non si rinuncia invece all’utilizzo degli spazi urbani della capitale inglese dell’ottocento, sporchi, grigi e caotici, per costruire una sensazione di costante claustrofobia e pericolo, non che la cosa ci faccia dispiacere.

La guardia del pugilato storico, che oggi troveremmo ridicolmente bassa.

Per i fan de le noble art , le scene sportive sono ricostruite in maniera accurata dal punto di vista storica, senza rinunciare al pathos e alla dinamicità della fiction sportiva, i fan della viulenza invece saranno soddisfatti dai combattimenti a mani nude, sanguinosi, ben coreografati e spettacolari.


TUTTO PERFETTO? NON PROPRIO

Come avrete capito arrivati sin qui A Thousand Blows ci è piaciuta, e anche tanto, ma sfortunatamente non l’abbiamo trovata esente da difetti. Come prima cosa non abbiamo apprezzato particolarmente la scarna colonna sonora, basata praticamente tutta su un motivetto canticchiato a là Oliver Onions e su diverse variazioni del tema, che risulta azzeccato in certi momenti ma estremamente fuori posto in altri. Non ci aspettavamo il ritorno di Nick Cave o degli Arctic Monkeys, ma non ci sarebbe dispiaciuto sentire ancora una volta delle belle chitarre distorte sottolineare la tanta azione presente nella serie.

Avremmo voluto vedere qualche scena d’azione affidata a Jason Tobin, già visto nella serie HBO Warrior.

In secondo luogo abbiamo trovato abbastanza straniante la velocità con cui la serie si prende il suo tempo per sviluppare trama e sottotrame e poi chiudere tutto in fretta e furia (in particolare quella di Lao) arrivando quasi sull’orlo del buco di trama. Questa è una considerazione che abbiamo fatto a posteriori, quando ci siamo accorti di stare vedendo, alla fine del sesto episodio, il trailer della stagione successiva (già in lavorazione per fortuna). Non avendo controllato la durata di A Thousand Blows prima della visione ci aspettavamo, seguendo il ritmo delle prime puntate, almeno una decina di episodi.

UNA SERIE SPORTIVA… POCO SPORTIVA

E il sacrificio principale della scarsa durata di questa stagione è, a nostro parere, proprio il suo lato pugilistico. Chiariamoci, come già abbiamo detto quando abbiamo parlato della regia le scene di boxe sono davvero fatte bene ed elettrizzanti, il problema è che sono abbastanza poche, se si considera che A Thousand Blows viene presentata come una serie action ma anche sportiva e che anche il titolo sottintende un focus più centrato sul ring.

E se le riprese sul quadrato sono poche, quelle di contorno dedicate all’allenamento (vera gioia degli appassionati dei film di menare, ammettiamolo) sono ancora meno. Non ci aspettavamo certo dei training montage alla Rocky, ma neanche che venissero mostrati a malapena Sugar Goodson impegnato a far pesi ed Hezekiah ed Alec a fare fiato correndo in giro per la fangose strade londinesi.


A Thousand Blows è una serie disponibile in Italia esclusivamente sul servizio di streaming di Disney+ .
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A Thousand Blows (Disney+)
In Conclusione:
Una serie solida e appassionante che, in attesa del finale di Peaky Blinders, ci ricorda perché consideriamo Steven Knight il maestro della fiction storica inglese. Moderna, profonda, ben recitata ed elettrizzante, vi terrà incollati sino alla fine...che arriva decisamente troppo presto, il problema principale infatti è che la storia si prende tutto il suo tempo, per chiudere la stagione davvero troppo frettolosamente, rinunciando a tanto materiale pugilistico, che una serie presentata come sportiva dovrebbe invece contenere.
Pregi
Incarna il meglio delle serie di Knight, senza scimmiottarle
Una fiction storica che affronta tematiche universali in maniera profonda e intelligente
Atmosfera londinese d'epoca resa molto bene
Emozionante ed appassionante
Ottima costruzione dei personaggi e recitazione
Difetti
La colonna sonora a base di vocalizzi
Si prende troppo tempo per poi chiudere in fretta e furia
Poco spazio lasciato ai due tipi di combattimento sportivo
8.5
Voto