Stories From Sol si è mostrato fin dal primo trailer come qualcosa di estremamente speciale, un prodotto mirato ad un pubblico specifico e di nicchia, senza preoccuparsi di essere appetibile a qualunque giocatore.
Questo titolo si presenta come una lettera d’amore sia alle avventure grafiche degli anni novanta, in particolare ai titoli che imperversavano in Giappone come Snatcher o Policenauts, sia ad alcuni degli anime mecha più famosi nel genere, è infatti inutile negare che alcune schermate di gioco sembrano uscite dritte da un episodio di Gundam.
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Sembra proprio che Space Colony Studios si sia data come obbiettivo preciso quello di scavare nei cuori dei nostalgici e di portarli in un nuovo viaggio tra le stelle, provando allo stesso tempo a farli sentire a casa propria.
Sarà riuscito Stories From Sol a dimostrarsi un degno portatore di ciò che rendeva speciali quelle classiche avventure o è l’ennesimo omaggio privo di personalità?
Scopriamolo assieme nella recensione di oggi.
Incipit Narrativo
Dopo quattro anni dalla Guerra Solare, un conflitto che ha visto come protagonisti la terra e alcune delle colonie spaziali più importanti, il sistema solare è tornato un posto relativamente tranquillo e molti dei soldati hanno dovuto arrangiarsi trovando nuovi lavori.
Nel silenzio dello spazio però viene intercettato un segnale anomalo di cui non si conosce la provenienza, e per indagare sulla fonte di quest’ultimo vengono inviate la O’Brien e la Gun-Dog, due navi spaziali con equipaggi racimolati in tutta fretta.
È proprio a bordo della Gun-Dog che inizia la storia del nostro protagonista , un ex pilota di mecha che ha fatto carriera come ispettore di sicurezza, richiamato a bordo della nave per eseguire semplici controlli di routine ma che come presto scopriremo, si ritroverà invischiato in un lavoro più complesso di quanto potesse immaginare.
La narrativa di Stories From Sol è ovviamente uno dei punti più approfonditi del titolo, curando fino ai dettagli più minuscoli in modo da farci immergere nel mondo di gioco.
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A fare da sfondo alla storia principale infatti vi sono una miriade di approfondimenti sulla storia della galassia e sugli avanzamenti scientifici raggiunti dal genere umano, tanto che ogni singolo oggetto futuristico che viene presentato è accompagnato da una spiegazione realistica, per quanto fantascientifica, del suo funzionamento.
Stories From Sol sembra aver pensato ad una spiegazione per ogni cosa, dallo spostamento alla velocità della luce al funzionamento delle riserve d’aria all’interno delle astronavi, tuttavia l’esposizione non risulta mai invasiva ed anzi è inserita in modo intelligente e naturale nei diversi dialoghi tra personaggi.
Alla fine dei conti, nonostante alcuni dei punti focali delle vicende narrate siano riconducibili ad opere più famose, la scrittura riesce comunque a dare una personalità unica sia al setting che alla trama, distanziando Stories From Sol dai titoli a cui cerca di rendere omaggio.
Un cast degno di un anime
Parlando proprio dei personaggi, sono presenti praticamente tutti gli stereotipi degli anime a sfondo spaziale ma con alcune sorprese che ribaltano le aspettative del giocatore.
Infatti, i nove membri dell’equipaggio della Gun-Dog sono tutti scritti con una certa accortezza per renderli quanto più umani possibile.
Inoltre, essendo una storia prettamente corale, non esistono dei veri e propri personaggi secondari perché tutti avranno il loro momento per brillare, riuscendoci egregiamente grazie a dei dialoghi evocativi e scritti sorprendentemente bene.
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Una chicca che abbiamo apprezzato particolarmente sono alcune scene del tutto opzionali che si possono sbloccare con i diversi membri della nave; facendo un esempio pratico, sulla Gun-Dog è presente la dolce metà del protagonista che è un’inguaribile golosona, ebbene portandole delle barrette di cioccolato dal distributore automatico sarà possibile assistere ad un tenero scambio tra i due verso la parte finale del gioco.
Sembra proprio quindi che Stories From Sol sia riuscito ad incanalare ciò che rende speciali i protagonisti degli anime di questo genere, senza mancare di approfondire in modo interessante le diverse meccaniche sociali presenti in un equipaggio militare.
Gameplay
Trattandosi di un’avventura grafica vecchio stampo, il gameplay di Stories From Sol è molto semplice ma funzionale.
Osservando il mondo di gioco praticamente in prima persona, potremmo utilizzare il menu a schermo per eseguire diversi tipi di azioni.
Potremo quindi: muoverci, esaminare, usare, parlare e adoperare gli oggetti nel nostro inventario.
Tutti comandi diretti e autoesplicativi che sono presenti nel genere praticamente da sempre, è chiaro quindi che per avanzare nella trama basterà interagire o esaminare la cosa giusta al momento giusto senza troppi fronzoli.
Sono effettivamente presenti pochi puzzle ambientali ma che si risolvono nel giro di una manciata di minuti grazie a delle semplici password numeriche da reperire in giro, e che quindi fanno ben poco per alleggerire il peso di una certa monotonia.
In un titolo simile, il gameplay viene effettivamente messo in secondo piano per dare una maggiore enfasi alla storia che viene presentata, e su questo punto ci sono poche critiche da poter muovere grazie a diversi percorsi narrativi e ad una ampia scelta di risposte nei dialoghi. Ad ogni modo, avremmo di sicuro apprezzato uno sforzo in più per quanto riguarda le meccaniche proposte al giocatore.
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Parlando appunto dei diversi percorsi narrativi, durante alcuni avvenimenti importanti di trama, saranno presenti delle scelte multiple che porteranno a cambiamenti sostanziali nelle reazioni nei confronti del protagonista e nello svolgimento stesso della storia.
Ciò offre un certo grado di rigiocabilità ad un titolo che altrimenti avrebbe di sicuro sofferto per la sua scarsa longevità, infatti anche del tutto blind è probabile che una singola run vi occupi poco più di sei ore.
Comparto artistico e tecnico
Il comparto artistico di questo videogame è davvero una caramella per gli occhi.
La pixel art è stata utilizzata con una certa maestria e gli ambienti, quanto i personaggi, sono pieni di vita grazie ad animazioni fluide e piene di carisma. Inutile negare poi che molto del lavoro è merito di una art direction ben studiata che riesce a lasciare il segno anche solo guardandola di sfuggita.
È persino possibile giocare al titolo scegliendo tra tre stili visivi completamente diversi tra loro, uno a colori e più dettagliato che ricalca appunto l’estetica di un progetto d’animazione e due più semplici e in monocromo, per chi invece preferisce un’estetica più classica.
Queste impostazioni non sono dei semplici filtri visivi ma cambieranno all’effettivo sia gli sprite dei personaggi che i dettagli delle ambientazioni, aiutando i giocatori che decidono di imbarcarsi in più playthrough a sentire meno la ripetitività delle scene già visionate.
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Ad accompagnare il tutto vi è una colonna sonora dal ritmo incalzante ed estremamente appropriata per la storia presentata. Nonostante la qualità delle singole OST, il numero di esse lascia un po’ a desiderare e ci troveremo spesso a sentire la solita manciata di canzoni per tutta la durata del gioco.
Per quanto riguarda il lato tecnico abbiamo riscontrato qualche strano crash improvviso di cui non abbiamo compreso il motivo, è accaduto più di una volta ma non è un problema così ricorrente da inficiare negativamente sull’esperienza complessiva di gioco, anche se ci premuriamo di consigliare di salvare spesso.
Ringraziamo Meridiem Games per averci fornito una chiave del gioco per realizzare questa recensione.
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