Poche storie del mondo Nintendo sanno essere tanto affascinanti quanto quella di Monolith Soft. Fondata nel 1999 e passata sotto l’ala della grande N nel 2007, lo studio ha dato il suo contributo a svariate produzioni (tra cui anche Super Smash Bros. Brawl) prima di lanciare un progetto che, al tempo, sembrava destinato a restare un culto di nicchia: Xenoblade Chronicles.
Eppure, chiunque conoscesse gli sviluppatori o fosse anche solo incuriosito dal genere, avrà sentito come quel titolo venisse già ai tempi considerato un autentico capolavoro.
E così, con ogni nuovo capitolo, la serie ha continuato a guadagnare attenzioni e curiosità, imponendosi infine come un punto di riferimento per il genere e conquistando anche chi, fino a quel momento, non aveva mai toccato un JRPG di questa portata.
L’apice del successo è però arrivato nel 2022 con Xenoblade Chronicles 3, che ha consacrato lo studio come una delle sussidiarie più preziose per Nintendo, al punto da rendere il nome Xenoblade talmente importante da venire menzionato accanto a quelli di figure iconiche come Mario e Link.
Un traguardo che sembrava impensabile agli esordi dello studio, e che dimostra come l’azienda giapponese sappia guardare oltre le sue IP storiche per offrire esperienze sempre fresche e innovative.
Non dovrebbe quindi stupire nessuno che il prossimo passo verso questa grande espansione sia stato proprio l’arrivo di una remastered che dona una seconda possibilità al capitolo più atipico e sottovalutato della saga, Xenoblade Chronicles X. Un titolo che, uscito originariamente su Wii U, si distacca dal canone della trilogia principale per offrire un vasto open-world con meccaniche uniche e un’esperienza che, per troppo tempo, è rimasta intrappolata su una console poco diffusa.

La domanda da farci ora è: sarà riuscita Monolith Soft a reinventare questa perla dimenticata? Basterà davvero un comparto grafico rinnovato e l’introduzione di elementi QoL per renderla all’altezza degli standard moderni? Scopriamolo insieme!
Un nuovo inizio tra le stelle
Prima di immergerci nella trama di Xenoblade Chronicles X, è fondamentale fare una precisazione per chi non ha familiarità con la serie. Nonostante condividano il nome, questo capitolo non è collegato alla trilogia principale né condivide lo stesso universo narrativo, ma al contrario se ne distacca per proporre invece un’ambientazione dalle note fantascientifiche e apocalittiche, portando la saga in una direzione completamente nuova.
Si parla di un futuro nemmeno troppo lontano, dove un devastante conflitto intergalattico tra due razze aliene travolge anche la Terra, portandola alla sua inevitabile caduta.
In mezzo al caos che ne deriva, solo una manciata di superstiti riesce a fuggire a bordo della Balena Bianca, un’enorme aeronave americana, lasciando indietro chi ha perso la vita in battaglia e chi, invece, non è riuscito a imbarcarsi.

Nuovamente braccati e costretti quindi a un atterraggio di emergenza, i profughi si ritrovano su un pianeta sconosciuto e ostile, ma che rappresenta anche l’ultima speranza per l’umanità: Mira.
Qui, il nostro protagonista, il tipico personaggio silenzioso e privo di memoria, si unisce ai Blade, un’organizzazione fondata dai superstiti dello schianto con l’obiettivo di ricostruire la civiltà in questa terra inesplorata.
La nostra missione consisterà quindi nell’esplorare il pianeta, affrontare ogni minaccia che incombe su New Los Angeles, la colonia sorta dalle ceneri dell’umanità, e recuperare i frammenti perduti della Balena Bianca tra cui il suo fondamentale centro vitale.
Ben presto, però, ci renderemo conto che Mira non è un pianeta deserto, e tra creature selvagge, specie pacifiche e persino forme di vita intelligenti, la nostra sopravvivenza non sarà affatto garantita.

Non vogliamo tuttavia svelarvi troppo, perché Xenoblade Chronicles X riesce a mantenere vivo l’interesse capitolo dopo capitolo, rivelando nuovi retroscena che arricchiscono la trama con un crescendo graduale e costante.
Possiamo solo dirvi che abbiamo trovato la storia decisamente intrigante, seppur sicuramente più lineare e contenuta rispetto ai capitoli numerati della serie (almeno nel caso ci si dovesse limitare alle sole missioni principali), riuscendo tuttavia a mantenere viva la curiosità fino alla fine grazie ai piccoli frammenti di informazione disseminati lungo tutta l’avventura.
Inoltre, anche chi ha già completato l’avventura su Wii U avrà un motivo valido per ripercorrere le vicende originali, grazie all’introduzione di un post-game completamente inedito in perfetto stile Monolith Soft.
Anche in questo caso non vogliamo anticiparvi assolutamente nulla, se non che vi condurrà in una nuova regione, espanderà ulteriormente la lore narrativa del gioco e, senza dubbio, saprà soddisfare i fan più appassionati della serie.
Più di semplici incarichi
Ma la storia principale rappresenta solo una piccolissima parte dell’esperienza, nemmeno la metà di tutto ciò che il gioco ha da offrire, mentre gran parte dei personaggi che incontrerete e quasi tutti i luoghi chiave di Mira verranno esplorati attraverso missioni secondarie che, in realtà, di “secondario” hanno ben poco.
Si potrebbe infatti quasi dire che siano tanto centrali quanto la quest principale, permettendoci di approfondire la conoscenza di nuovi individui terrestri e alieni, di espandere le storie dei personaggi della trama e di scoprire molto di più sulla lore del pianeta che siamo chiamati ad abitare.
Persino uno degli elementi di gameplay più iconici di questo titolo, lo Skell e la possibilità di volare attraverso la mappa, è legato a missioni opzionali che teoricamente potrebbero essere lasciate da parte fino alla fine della campagna.

Per quanto, a prima vista, questa struttura potrebbe far pensare a un possibile problema di ritmo narrativo, dato che praticamente ogni singola ora di trama è intervallata da almeno tre ore di missioni secondarie, in realtà abbiamo trovato che questa alternanza si sposi sorprendentemente bene con l’impianto di gioco.
Xenoblade Chronicles X riesce infatti perfettamente nell’intento di farci sentire parte di un corpo militare al servizio dei cittadini, e che si tratti di incarichi assegnati dal capitano (la storia principale) o dai coloni di New Los Angeles (le missioni secondarie), il coinvolgimento resta invariato.
Questo sistema a missioni non sequenziali riesce perfettamente ad evitare la monotonia e al contempo rafforza notevolmente l’immersione nell’universo del gioco.

Dobbiamo però ammettere che le prime venti ore risultano meno incisive rispetto al resto dell’esperienza, con richieste iniziali che tendono a essere più che altro introduttive e troppo semplici, spesso limitandosi a gettare le basi per storie che impiegano più tempo del previsto a decollare.
Fortunatamente, superata una certa soglia e sbloccati nuovi equipaggiamenti, il ritmo accelera sensibilmente, e anche le missioni secondarie iniziano a prendere una piega più cupa e profonda, affrontando tematiche pesanti come l’omicidio, il razzismo o la religione – e, lasciatecelo dire, lo fanno dannatamente bene.
A rendere il tutto ancora più coinvolgente è la possibilità, in alcune sidequest, di compiere scelte che ne alterano drasticamente l’esito, portando anche a conseguenze disastrose come la morte di alcuni NPC.
Un sistema decisionale sorprendentemente immersivo, che persino molti tripla A moderni faticano a replicare con la stessa efficacia con cui Xenoblade Chronicles X lo ha realizzato già nel lontano 2015 su Wii U.

Abbiamo tra le mani alcune tra le missioni secondarie migliori dell’intera serie, e probabilmente anche del panorama più generale degli JRPG, che non solo rivaleggiano la trama principale ma in certi casi riescono addirittura a compensarne le parti meno incisive.
Il gioco parte con un ritmo estremamente lento e preparatorio, ma una volta superata la prima metà si trasforma in una vera e propria montagna russa di emozioni e sorprese. E fidatevi: vale assolutamente la pena viverla fino in fondo.
Un cast di contorno
Vogliamo ora aprire una piccola parentesi su un aspetto che ha sempre rappresentato un grande punto di forza per Xenoblade, ma che qui risulta, in un certo senso, sottosviluppato: la caratterizzazione dei personaggi.
Ci teniamo a precisare fin da subito che gli individui con cui interagiremo, che siano alleati o avversari, non soffrono affatto di una cattiva scrittura, ma anzi ognuno di loro possiede una caratterizzazione solida e distintiva.
Il vero problema risiede tuttavia nella loro evoluzione nel corso della storia, con uno sviluppo che rimane piatto e una rilevanza confinata unicamente ai momenti in cui li incontriamo per la prima volta.
Xenoblade Chronicles X offre la possibilità di creare una squadra scegliendo tra un ampio cast di personaggi, molto più vario di quanto visto in qualsiasi altro capitolo della serie, ma è proprio questa libertà che finisce per penalizzare la loro rilevanza narrativa.

Non tutti ricevono lo stesso trattamento, con molti che restano in secondo piano e relegati a brillare solo e unicamente durante le missioni secondarie a loro dedicate.
Infatti, durante gli eventi della storia principale le interazioni saranno limitate quasi esclusivamente ai soliti quattro o cinque personaggi ricorrenti che, per quanto ben scritti, finiscono presto per risultare ripetitivi.
Un vero peccato, perché nei loro rari momenti di rilievo dimostrano di avere molto da poter offrire, ma che per via della struttura del gioco sono purtroppo costretti a diventare dei semplici manichini, privati di una vera volontà e costretti a seguire passivamente i nostri movimenti.
Un gameplay profondo da dover padroneggiare
Xenoblade Chronicles X presenta uno stile di gioco che in parte mantiene molti elementi tipici della serie, pur introducendo notevoli differenze e con ulteriori modifiche apportate poi nella remastered.
In questa sede di recensione non cercheremo di fornirvi una guida dettagliata su ogni singola meccanica, in quanto richiederebbe un articolo a sé.
Infatti, uno dei tratti distintivi della saga è sempre stata la profondità e complessità del suo gameplay, che ha spesso peccato di sommergere i giocatori con un’eccessiva abbondanza di comandi e sistemi che possono disorientare chi ci si avvicina per la prima volta. E anche in questo spin-off, nonostante i tentativi della Definitive Edition di rendere l’esperienza più accessibile, l’adattamento alle nuove meccaniche rimane tutt’altro che immediato, rendendo l’apprendimento iniziale un processo più arduo del necessario.

Si tratta di un gameplay che fonde elementi action con le tradizionali battaglie da JRPG. Per esempio, colpire o essere colpiti non dipenderà dalla posizione dei personaggi, per quanto sia possibile muoversi liberamente nell’area, ma dalle statistiche di precisione ed elusione.
Questo significa che non è possibile schivare manualmente i colpi, a priori della distanza con il nemico, ma ciò non implica nemmeno restare fermi a subire danni: mentre gli attacchi base avvengono automaticamente con un cooldown specifico per ogni arma, il giocatore può usufruire di una barra delle abilità personalizzabile, utilizzando skill di cura o potenziamento, attacchi fisici o a distanza in base alla classe scelta.
Le possibilità sono tante e si tratta sicuramente dell’aspetto più strategico dell’intero gameplay, dato che per sopravvivere a determinate battaglie non basterà potenziare l’equipaggiamento ma anche le abilità attive e passive.
Come negli altri capitoli della serie, inoltre, anche queste skill hanno un tempo di ricarica, ma la Definitive Edition ha introdotto una nuova meccanica che permette di attivarle in anticipo consumando una barra d’energia che si ricarica dopo ogni battaglia, rendendo così gli scontri molto più rapidi e dinamici.

E finora abbiamo parlato solo della base del sistema di combattimento, che viene poi arricchito da azioni coordinate con sezioni QTE, attacchi il cui danno viene regolato in base alla posizione del personaggio, e la possibilità di mirare a parti specifiche del corpo.
Xenoblade Chronicles X introduce progressivamente nuove funzionalità man mano che si avanza nella storia, permettendo infine di accedere a potenziamenti che possono ribaltare l’esito di uno scontro come il Turbo o l’uso dello Skell.
Abbiamo però notato come, nelle prime ore, il gameplay risulti ostico ed estremamente complicato da padroneggiare, e il gioco stesso non fornisce spiegazioni adeguate su tutte le meccaniche, portando a sconfitte frustranti contro avversari che sembrano insormontabili.
Fortunatamente, più si avanza e più si sbloccano abilità e strumenti che rendono il combattimento accessibile e appagante e, con il tempo, si passa dal sentirsi sopraffatti a diventare in grado di affrontare nemici di livello nettamente superiore o persino creare build così potenti da annientare anche gli avversari più temibili.

Un aspetto che abbiamo ampiamente apprezzato, infatti, è il senso di crescita personale che si avverte quando si arriva a un livello ben superiore a quello delle creature che in passato ci davano del filo da torcere.
In particolare, la remastered dona un maggiore senso di controllo al giocatore con le sue aggiunte, affinando ulteriormente un sistema di combattimento che era già tra i migliori della serie.
C’è davvero tanto da poter ancora dire, ma nessuna descrizione potrebbe davvero rendere giustizia alla profondità e alla varietà del gameplay una volta comprese a fondo tutte le sue meccaniche.
Peccato solo per le fasi iniziali, che rischiano di risultare un ostacolo fin troppo grande per i neofiti del genere o della saga, generando più frustrazione che coinvolgimento.
Un mondo affascinante… ma letale
Arrivati a questo punto della recensione, è chiaro come una delle attività principali che svolgeremo per la maggior parte del gioco sia proprio l’esplorazione di Mira, che si rivelerà non solo essenziale per completare missioni secondarie e sbloccare i viaggi rapidi, ma anche per progredire nella storia principale.
Essendo un open-world, possiamo muoverci senza limiti di tempo o percorsi obbligati: fin dall’inizio, possiamo spingerci anche in zone avanzate, eccezion fatta per alcune aree accessibili solo con un brevetto di volo.
Ed è proprio qui che si cela uno dei più grandi punti di forza del titolo… ma anche uno dei suoi principali difetti.
Da un lato, esplorare Mira è un’esperienza che lascia a bocca aperta. Ogni regione è unica, vibrante e ricca di dettagli, con ambientazioni spettacolari che sembrano uscite da un dipinto.

Specialmente quando viaggeremo a piedi, il senso di immersione è ai massimi livelli: avvistare in lontananza un luogo misterioso e decidere di raggiungerlo, oppure girarsi e ritrovarsi faccia a faccia con una creatura colossale di livello ben superiore al nostro che ci farà letteralmente “raggelare il sangue”. Ogni passo ci ricorda che siamo pionieri su un pianeta sconosciuto, in un viaggio che sa come lasciarci a bocca aperta.
Dall’altro lato, però, esplorare Mira nelle prime fasi di gioco può rivelarsi un’esperienza tutt’altro che piacevole, risultando anzi spesso frustrante.
Il pianeta è un luogo ostile, popolato da creature che ci attaccheranno al minimo segnale della nostra presenza, sia che ci vedano o che ci sentano, con alcuni addirittura nascosti sottoterra o nei cieli pronti a tenderci imboscate quando meno ce lo aspettiamo.

Mentre di per sé questo non sarebbe un problema, lo diventa nel momento in cui ci troviamo davanti a nemici di trenta o più livelli superiori al nostro, con combattimenti pressoché inevitabili.
Una volta individuati, non importa quanto velocemente cercheremo di fuggire: basterà un solo attacco per mandarci al tappeto. Il risultato? Morire in pochi secondi, ricaricare il salvataggio, ripercorrere la stessa strada nella speranza di evitarli… solo per essere abbattuti di nuovo in un loop infinito di frustrazione.
Alla fine, abbiamo dovuto imparare a memoria la posizione di certi nemici e aggirarli con percorsi ben più lunghi del necessario, anche solo per raggiungere un’area teoricamente semplice da visitare. E se pensate di risolvere il problema con un approccio furtivo, scordatevelo: non esiste una vera meccanica stealth.
Alcuni nemici sembrano ignorarci anche se siamo sotto il loro naso, mentre altri ci individuano a distanze improbabili, riducendo il tutto, in pratica, a una questione di pura fortuna.

Ovviamente, parte del problema deriva dalla nostra scelta di esplorare Mira quando il nostro livello era ancora troppo basso. Tuttavia, Xenoblade Chronicles X non manca di complicare ulteriormente la situazione, piazzando sidequest di livello 10 in aree endgame infestate da creature di livello 50.
Il risultato è una progressione confusa, che porta i giocatori a pensare di poter raggiungere determinate zone senza problemi solo per ritrovarsi circondati da numerosi nemici.
La stessa criticità si ripresenta poi con alcune missioni secondarie, in cui ci viene richiesto di cacciare bestie di livello inferiore in aree dominate da colossi di gran lunga più potenti. Basta trovarsi sulla loro traiettoria (spesso senza alternativa, dato che la quest ci obbliga a stare lì) e nel giro di un attimo la difficoltà aumenta vertiginosamente, trasformando uno scontro semplice in una fuga disperata o in un inevitabile game over.

Bisogna poi considerare come, una volta accettata una missione della campagna principale o una sidequest legata ai personaggi secondari, il gioco ci impedirà di annullarla o sostituirla con un’altra, costringendoci a portarla a termine senza possibilità di metterla temporaneamente da parte.
In altre parole, senza un salvataggio precedente all’accettazione della quest, l’unica opzione sarà continuare a “sbattere la testa contro il muro” finché non si riuscirà ad affrontare l’incarico, senza alcuna via di scampo.
Una distribuzione più equilibrata delle missioni e dei nemici avrebbe reso di certo l’esperienza meno frustrante, evitando di minare quella che consideriamo la parte migliore del gioco.
Fortunatamente, anche questa volta si tratta di un problema che si attenua dopo le prime decine di ore (che comunque, non sono di certo poche), dato che una volta raggiunto un livello più alto, acquisita maggiore padronanza del gameplay e sbloccato lo Skell, viaggiare nelle cinque regioni di Mira diventa un’esperienza decisamente più divertente e fluida.

E parlando proprio degli Skell, è impossibile non soffermarsi sui nostri mecha personalizzabili che otterremo circa a metà avventura. Pilotarli è semplicemente esaltante, sia a terra che in volo, permettendoci di attraversare Mira con una velocità e una libertà di movimento impareggiabili.
Anche i combattimenti a bordo risultano incredibilmente soddisfacenti, trasformando alcuni degli scontri più ostici in delle semplici sezioni di riscaldamento.
Ma attenzione, l’utilizzo dello Skell richiede una certa gestione strategica: più lo sfruttiamo, più avremo bisogno di ricaricarlo tornando alla base o lasciandolo inutilizzato per un po’, e subire troppi danni potrebbe portare alla sua rottura completa, costringendoci a doverlo ricomprare.
Tutto sommato, Xenoblade Chronicles X offre una delle migliori esplorazioni dell’intera saga, con un level design che sfrutta tanto l’orizzontalità quanto la verticalità, quasi a richiamare le dinamiche di un platform. Sta al giocatore trovare il percorso ideale per raggiungere la propria destinazione, sperimentando con i movimenti e adattandosi all’ambiente circostante.

E se ci si dovesse perdere, in teoria ci si potrebbe affidare alla seguipalla, una guida che costruisce una scia da seguire, ma in pratica il suo aiuto è piuttosto discutibile. Non segnala di certo il percorso più veloce, né il più sicuro o efficiente, e nemmeno quello più comodo: si limita a tracciare una rotta qualsiasi, spesso ricca di curve superflue che, con un po’ di pazienza, ci porterà comunque a destinazione, a patto che ci sia una missione attiva.
Una Remastered davvero definitiva
Chiunque abbia giocato alla versione originale su Wii U, e metta le mani su questa nuova edizione, noterebbe immediatamente quanto il gioco abbia ricevuto una totale rivisitazione. In realtà, basterebbe persino anche solo guardare un video comparativo per rendere subito evidente come ogni aspetto sia stato completamente modernizzato e rifinito con cura.
E non ci riferiamo solo alla qualità grafica, che ha ricevuto un notevole upgrade con modelli ancora più dettagliati e piacevoli da vedere, ambientazioni che risultano ancora più surreali e un mondo che appare più vivo che mai.
Xenoblade Chronicles X: Definitive Edition introduce infatti una serie di migliorie al gameplay stesso, che una volta sperimentate rendono completamente impossibile tornare indietro alla versione originale.

Tanto per cominciare, adesso possiamo cambiare l’orario della giornata direttamente dal menu di gioco, eliminando la frustrazione di dover aspettare il momento giusto per accedere a certe missioni secondarie o dialoghi disponibili solo in orari specifici.
Inoltre, ogni incarico ora dispone di un indicatore chiaro che ci guida verso l’obiettivo, rendendo molto più semplice trovare oggetti specifici o sconfiggere determinati nemici, mentre in passato questa mancanza ci costringeva a giocare con una wiki aperta per consultare costantemente la posizione degli obiettivi.
Anche la gestione della squadra è stata notevolmente migliorata, potendo cambiare i membri del team direttamente dal menu di gioco ed evitando così di doverli cercare uno per uno in tutta New Los Angeles. Ciò si sposa poi perfettamente con un’altra novità fondamentale: tutti i personaggi giocabili guadagneranno esperienza anche quando non sono nel party attivo, permettendoci di sperimentare diverse combinazioni senza doverci preoccupare di lasciare indietro alcuni membri della squadra.

Un’altra aggiunta fondamentale è anche l’autosalvataggio sempre attivo, che si affianca a tre slot di salvataggio manuale del tutto assenti nella versione originale.
Sul fronte del gameplay, invece, i cooldown delle abilità in battaglia sono stati velocizzati, rendendo gli scontri molto più fluidi e dinamici, specialmente quelli a bordo dello Skell che nella versione originale erano noti per la loro lentezza nel ricaricare le abilità.
E se tutto ciò non dovesse bastarvi, l’HUD ha ricevuto un completo restyling per renderla più chiara, immediata e precisa, migliorando sensibilmente la leggibilità dei combattimenti e delle informazioni essenziali.
Persino il comparto sonoro è stato arricchito con nuove tracce, ampliando una colonna sonora già leggendaria ai tempi della sua uscita. Il merito va ancora una volta alla mente geniale di Hiroyuki Sawano, il cui lavoro non si limita ad accompagnare l’avventura, ma la esalta, trasformando anche i momenti meno coinvolgenti in esperienze memorabili.

Se Xenoblade Chronicles X era considerato un capolavoro tecnico già su Wii U, questa fama lo accompagnerà senza dubbio anche sulla sua nuova incarnazione per Switch. Durante la nostra intera esperienza, infatti, non abbiamo mai riscontrato problemi di prestazioni: il gioco gira in modo fluido in ogni ambientazione nonostante le ampie distanze che possiamo percorrere, rendendolo di fatto uno dei rari titoli che non sembrano avere un bisogno impellente di una versione potenziata per Switch 2.
Peccato solo per un costante problema di pop-up parecchio fastidioso degli oggetti, dei nemici e persino degli NPC. Vederli comparire improvvisamente rovina in parte l’immersione, e diventa a dir poco frustrante quando si cerca disperatamente un personaggio segnalato dalla minimappa, solo per scoprire che il modello non si era ancora caricato ed era sempre stato sotto il nostro naso, invisibile fino all’ultimo momento.

Dopotutto, bisogna ricordare che si tratta pur sempre di una remastered.
Ciò diventa particolarmente evidente nel momento in cui si osservano le animazioni che, per quanto funzionali, sono rimaste quelle di un gioco di dieci anni fa, e il contrasto con il comparto grafico rinnovato le rende ancora più evidenti.
E lo stesso vale per alcune texture di sfondo, che il gioco non si sforza nemmeno troppo di mascherare: osservandole con attenzione, si nota subito la loro sgranatura, un dettaglio che tradisce senza troppi indugi le origini su Wii U.
Ringraziamo Nintendo per averci fornito una chiave del loro gioco per realizzare questa recensione.
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